Le Critiche
CATARSI
E' immediato il senso di piacevolezza che proviamo davanti le opere di Lucia Giuffrida. Una sensazione che ci accompagna tela per tela, soggetto per soggetto, immagine per immagine. Ci accompagna e ci tiene compagnia mentre i colori prendono forma e diventano realismi interpretativi che non si esauriscono in una ricerca puramente formale ma affidano alla memoria visiva, intrisa di terra e di sole, il fardello leggero della metafora.Paesaggi dai contorni netti, marcati, scorrono davanti ai nostri occhi come filmografie lontane, come ciòche èstato e non èpiù. E ciòche è stato acquista la dimensione atemporale del tutto: quei paesaggi non appartengono a favolistiche interpretazioni di cui nutrirsi per guardare "oltre", ma rispecchiano la necessità di credere, di sperare che la violenza esercitata dall’uomo sulla natura possa lasciare posto a una rinascita della stessa.
Un percorso ricco, solare dove accenti cromatici si aprono a confini illimitati, a figurazioni suggestive, a naturalismi fascinosi.
Ti inchiodano le tele della Giuffrida, ti inchiodano a te stesso, al desiderio di far parte del tutto liberandoti dalle cementificazioni, da cubismi regolari, da scarni monocromatismi, in una "Catarsi" liberatoria agognata, necessaria che purifica gli animi e nutre le menti. La natura ci indica la strada, in una Sicilia confinata e confinante, vibrante di passione e forza, in continua simbiosi fra ritmi dettati dall'eruzioni dell'Etna e l'azione vivificante del mare. L'isola del mito assume una dimensione pacata e riappacificante in una rappresentazione diretta, partecipe di sentimenti nativi dai quali non si puòprescindere.
Nelle tele, specialmente quelle degli ultimi anni, trapela una lucidità espressiva che si immerge in una sorta di arcaismo pittorico, elemento di interconnessione tra esigenze creative e stati chiarificatori di interlocuzioni pittorico - letterarie in squarci di verghiana memoria.
Rita Caramma
