Le Critiche
Pittrice per vocazione, Lucia Giuffrida realizza attraverso diverse opere grafiche e pittoriche un sogno giovanile, operando un dialogo con il pubblico e soprattutto con se stessa. Il linguaggio pittorico infatti, è una delle forme più immediate di colloquio anche se non la più facile. L'immediatezza che si coglie in Lucia è nella freschezza delle sue immagini, giocate non tanto sulle trasparenze del cielo o del mare, quanto nell'abbeverarsi dell'anima in atmosfere pacate e sognanti, dove ogni cosa ha già raggiunto il posto che le spetta.
Da qui un naturalismo senza peso, direi non voluto: barche posate mollemente sulle spiagge di Pozzillo, di Brucoli, di Santa Maria La Scala, in attesa di un viaggio o forse di un evento. Non portano segni di tempeste e si compiacciono di colori smaglianti ed incontaminati. Sono vicine in un silenzio che non è solitudine, ma pausa nell'attesa di una dimensione nuova di essere e di scoprirsi. Il sole non è mai accecante e le ombre sono appena accennate per non invadere la delicatezza della rappresentazione.
L'irrequietezza fa capolino nelle fronde degli ulivi, nelle foglie nervose degli eucalipti, che suggeriscono la capacità dell'artista di saper cogliere l'inedito nel quotidiano, la fuga e la ricerca nell'approdo temporaneo di oggi.
Gli ulivi, le barche, la fatica del pescatore, gli statuari fichi d'India conservano l'irsuta bellezza della nostra isola. Poetica la rappresentazione delle nubi plastiche e forti, tanto da distrarre l'attenzione dai colorati campi o dalle case che sembrano dimenticate . A me sembra che proprio nel respiro del cielo si plachi il vuoto e la precarietà delle cose, soprattutto in quegli spazi dove il finito si lega all'ideale, ed il particolare, anche se attentamente studiato e rappresentato, rimanda ad una realtà più universale.
Caterina Rasà
