Hanno parlato di Lucia Giuffrida...

Le Critiche





Ezio Rizzo



Partire dal segno ed allargare allo sfondo l'inespresso principio, il contatto innocente é ciò a cui si apprestano tutti gli artisti all' inizio di un lavoro d'arte. E l'approccio è diverso quasi per ognuno, quasi per tutti. Eppure ci si sforza di catalogare, sintetizzare: realismo, informale, astratto, futurismo ecc.... e ad ogni categoria variabili, correnti, strappi e fusioni .... .

Anche per Lucia Giuffrida é così e la si vorrebbe intruppare, catalogare nell'immenso popolo dei pittori realisti, quelli facili, casalinghi, in fondo fatti da se, senza la pazzia dei naif e all' insegna di una tradizionale capacità italica di copiare bene la realtà. E' facile dire che Lucia Giuffrida rinnovi il reale dato che di realismo si tratta. E' facile e semplice come di pasta con la salsa ....... senza basilico. Ma se ci metti il basilico, la melenzana fritta e la ricotta salata ecco che é "Norma" e cammina da sola e si assapora e si discute e assume fascino e rigore. La porti a casa e la senti tua da sempre: Anche una buona pasta con la salsa accampa buoni diritti tra di noi. Ma quì si parla di Norma ed é altra cosa, altro stile, altro linguaggio. Forse partiamo dalla stessa natura e davvero l'inizio é comune: la terra, il grano, la farina, l'acqua. Ma poi ti accorgi che dall'innesto viene fuori un frutto diverso come ogni tanto succede a questa strana terra nodosa nel bene e nel male. E non é solo un problema di tecnica, rigorosa, sottile; nei riflessi, nelle marine, nei corpi maldestri che abitano le barche, i raccolti e che sempre si muovono goffi come nel reale, nell'insicuro del siculo comune, nell'impacciato modello suo malgrado (nel profondo contento d'apparire, fosse solo in una foto, figurati in un quadro!!).

E' questa Lucia che non si accontenta e non si ferma: E' giusto dire che fa realismo, ma attenti ....... a guardare lontano tra ciuffi d'avena stirati,monocromi, alla base d'eucalipti scomposti, ventosi e più ancora a colline biondose a svaniti contorni dell'etna ammucciata .... a "muntagna".

Ed é li, che ti incontri col sogno.

Nel guardare alla Sua pittura di maniera, nell'entrare nel contatto di lavoro con l'immagine e la tela vuota si farebbe grande torto all'anima se scaturisse un giudizio superficiale, monotono, incompiuto. Perché c' é un dippiù difficile, storico che passando dai vedutisti (napoletani o di tutto il globo terrestre), cammina, raccogliendo senza regole a piene mani dall'interno e dal di fuori di se stessa e fermando lo sguardo sui fiori, sugli alberi fioriti di Van Gogh e sui Macchiaioli, sui Lega, sui Fattori, e poi l'Impressionismo .......... senza avere il coraggio di copiare, di imitare i Miti, i Sacri. Infatti c'è un raccolto che emerge dal pudore istintivo, dal non volere paragoni: c'è un lavoro che cammina e che cerca d'istinto la nemesi del proprio produrre, il superamento della "norma” (che non è quindi solo una pasta o un'opera lirica) con spietata autocritica.

Mai soddisfatta ,la vedi accettarsi e criticarsi a dismisura, passare da mille sbalzi d'umore con la netta coscienza che ne vale la pena, che nulla nasce e muore uguale. Che tutto infine cambia .... deve cambiare!!.

Ed il sogno diventa pazzi ceri Agatini, soffusi di notte, affogati di notte, avvampanti nei gialli d'arancio, nei fuochi disperati di razza: urlanti fiaccole di strenua fatica, di vile disprezzo tra sacro e profano. Si libera in questi soggetti l'immobile senno di ogni giorno e, senza negare l'inizio, sospira alla vita la nuova energia e il segno......... dilaga.

Ezio Rizzo